L’AFFIDO affronta con onestà una tematica urgente e attuale come quella della violenza su donne e figli.

Opera prima di Xavier Legrand che ha vinto il Leone d'argento a Venezia, per la miglior regia, premio meritatissimo perché il regista, adottando il punto di vista del piccolo Julien, senza mai ricorrere a scene esplicite di violenza, riesce ad imbastisce un thriller dell’anima che, in un crescendo di tensione, approda a uno dei finali più emozionanti visti negli ultimi tempi, mettendo in luce il netto contrasto tra l’esigenza di bene sincero dei ragazzi e quella di possesso mascherato da amore dei più grandi.

Il bellissimo film francese ha per protagonista un ragazzino figlio di due genitori separati. Lui non vorrebbe più rivedere il padre violento, ma un giudice non è d'accordo. Un thriller dell'anima che, senza mai ricorrere a scene di violenza esplicita, fa riflettere e commuovere.

Xavier Legrand dirige un bel gruppo di ottimi attori e propende per una regia che non si fa mai invadente, ma è ben funzionale a una narrazione misurata dove a parlare sono le cicatrici sui volti, i silenzi, i timori, le incertezze e le lacrime dei vari protagonisti. Il quadro, poco per volta, si fa così chiaro e completo. Il film di Legrand non spicca di certo per originalità ne pretende di essere un capolavoro. Ma è proprio questo suo voler essere misurato a far sì che il racconto riesca a centrare il bersaglio e a emozionare molto più di tanti film d’autore poco sostanziosi.

Dopo essersi separati, Miriam e Antoine si ritrovano davanti al giudice per discutere dell’affido congiunto del figlio Julien. La donna si dice totalmente contraria e descrive il marito come un uomo pericoloso e violento. Antoine si difende come meglio può, provando a convincere il giudice a perorare la sua causa di padre disprezzato e messo contro i propri figli da una madre manipolatrice e animata solo da astio e risentimento. Sebbene non sia semplice capire dove risieda la verità, i depositari della giustizia propendono per l’affido congiunto, rendendo così il giovanissimo Julien ostaggio e vittima di una relazione difficile e sempre più conflittuale.

Ed è proprio Julien, interpretato da Thomas Gioria con un rigore e una credibilità da grande attore, a caricarsi sulle esili spalle il peso di un film di notevole intensità drammatica che si apre come un legal movie per sfociare ben presto nel dramma familiare e raggiungere vette di grande impatto visivo ed emotivo nel finale, quando Legrand cambia ancora registro e vira persino verso il thriller. Il film, attento a non scivolare nel facile pietismo o nei luoghi comuni, tiene ben agganciato lo spettatore, sempre più coinvolto nella vicenda e determinato a scoprire chi tra i due genitori stia dicendo la verità; o mentendo meno.

Classe 1979, Legrand indaga il delicato terreno della separazione e ci pone nella condizione di dover capire, fin dalle primissime battute del film all’interno dell’aula di tribunale, per chi parteggiare. Proprio come i giudici alle prese con una scelta complicata, siamo chiamati a decidere se concedere o meno una possibilità ad Antoine, ben consapevoli che le conseguenze di ogni decisione peseranno soprattutto su Julien: impossibilitato a scegliere perché minorenne e costretto a dover trascorrere con quest’uomo lunghi periodi del suo tempo.

Un esordio davvero soddisfacente quello di Xavier Legrand che da attore è passato brillantemente dietro la macchina da presa. Se infatti con il suo cortometraggio  Avant Que De Tout Perdre era riuscito nel 2014 a conquistare una candidatura ai premi Oscar come Miglior Cortometraggio, con il suo primo film, L'affido, Legrand ha già conquistato tutti, soprattutto il pubblico e la critica di Venezia.